| La spedizione del 2000 - i primi tentativi |
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| Martedì 28 Luglio 2009 08:34 | ||||||
Pagina 2 di 4 I primi tentativi nella zona in cui dovevano esserci i relitti delle corvette non diedero esiti positivi; l'ecoscandaglio segnava un fondale desolatamente pianeggiante ad 80 metri di profondità. Ad ogni nuovo tentativo veniva applicata una correzione al punto teorico, rilevato con il radar chissà da chi e chissà quanto tempo prima e ritrovato sulla fotocopia di un pezzo di carta nautica. Anche il troncone di poppa dell'ADELNHAM sembrava essersi volatilizzato; eppure in quel caso la ricerca avrebbe dovuto essere facilitata poiché si partiva dall'altro pezzo della stessa nave e non da un "punto teorico".Vennero riesaminati i rapporti ed i resoconti dell'affondamento, cercando di immaginare ogni possibile evoluzione della dinamica della tragedia, tracciando rotte, segnando nuovi possibili punti e verificando ogni possibile ipotesi, ma ... niente. Finalmente vennero individuate le posizioni di entrambe le corvette a circa un miglio di distanza tra loro. Festa grande; la fortuna sembrava aver girato, o più semplicemente erano finalmente state applicate le correzioni giuste alle coordinate. Il giorno seguente iniziarono le immersioni sulle due corvette: le condizioni di visibilità erano le solite, 70 metri di acqua limpida e poi la solita nuvola di fango. Ad oggi non è ancora stato possibile reperire esaurienti informazioni sul combattimento e affondamento delle corvette e, trattandosi di due unità uguali, non si può essere in grado di distinguere i relitti. La distinzione venne fatta quindi basandosi solo sulla loro posizione reciproca e denominandole "corvetta Nord" e "corvetta Sud". La notizia del ritrovamento di questi due relitti si diffuse rapidamente a Zagabria, e da lì in Italia, coinvolgendo testate giornalistiche italiane e croate. Diversi giornalisti e fotografi seguirono per alcuni giorni le attività del team di esplorazione della WDS. Venne indetta una conferenza stampa, curata dal settimanale croato Arena, alla quale parteciparono i dirigenti del Ministero dei Beni Culturali croato, il sindaco della cittadina di Novalja, le due televisioni nazionali croate, quella slovena, quella italiana, e giornalisti appartenenti a diverse testate e periodici; immagini subacquee dei relitti vennero trasmesse in vari paesi d'Europa. A pochi giorni dal termine della spedizione mancava ancora all'appello il troncone di poppa dell'ADELNHAM; vennero concentrati gli sforzi su quello. La prua era adagiata su un fianco, ma dai resoconti dell'affondamento sembrava sicuro che il troncone di poppa si fosse inabissato in linea di navigazione con le eliche che ancora giravano lentamente, lasciando ipotizzare che la zona della sala macchine doveva essere rimasta integra. Se così era bisognava trovare un pezzo di nave lungo 40-50 metri, in linea di navigazione e con le sue sovrastrutture e armamenti intatti, tra cui la plancia di governo poppiera. Erano già stati presi gli accordi per deporre la targa in memoria dei caduti ed era stato deciso di metterla in un punto ben preciso del troncone di poppa: la piattaforma dell'apparato lanciasiluri binato. Da quel punto nel novembre del 1942 un cappellano militare aveva celebrato la breve funzione per il funerale in mare di 50 caduti dell'incrociatore HMS ARETHUSA, in maggior parte Royal Marines, rimasti uccisi nel bombardamento di aereosiluranti e bombardieri tedeschi pochi giorni prima in alto mare. Le cinquanta salme avvolte in lenzuola bianche e allineate sul ponte di coperta, ognuna con appeso un proiettile di artiglieria da 24'' come zavorra, erano state "sepolte" in mare a circa 3 miglia al largo del porto di Alessandria al calar del sole. Considerato il poco tempo a disposizione ed i precedenti tentativi falliti si tentò l'ultima carta chiedendo ai pescatori locali. |
