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Il GROM PDF Stampa E-mail
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Domenica 06 Settembre 2009 14:31
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Il GROM
l'immersione
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di Paolo Passalacqua

Il briefing si svolge la mattina presto sulla prua del Galten e la giornata è splendida. Il nostro prossimo obiettivo è il caccia polacco GROM, in carico alla Royal Navy, in quanto sfuggito alla cattura prima della caduta della Polonia. Il GROM stazza 3.000 tls, è lungo 114 m, ha 3 torrette binate da 127 mm e poteva raggiungere una velocità max di 36 nodi. Venne affondato nel maggio del '40 dopo aver causato, nei pochi giorni della sua attività bellica nei fiordi norvegesi, non pochi danni all'esercito invasore tedesco che considerava questa nave, una vera e propria spina nel fianco. Il 1 maggio, un aereo solitario tedesco centrava da 4000 m di altezza, con un paio di bombe ad alto potenziale, il caccia mentre era in navigazione nel Ofotfjord, a meno di 3 miglia da Narvik. Il caccia si spezzava in due tronconi affondando su un fondale di 105 m e portandosi dietro 56 marinai polacchi. Dalle foto e disegni che ci mostrano la nave sembra molto bella ed aggressiva. In considerazione della profondità massima d’immersione, la scelta di un quarto gas per privilegiare la scorta di gas respirabile più in basso, aumentando la soglia di sicurezza a parità di rock bottom, si rende necessaria. Il relitto, infatti, si trova ad una profondità minima di circa 78 m su un fondale di oltre 100.
Di questo relitto non ci sono né foto né immagini, solo il ricordo di qualche immersione fatta da qualche diver del posto che racconta di una nave spezzata in due e molto suggestiva. Abbiamo già buon materiale girato sul GIESE ma ci appare chiaro che il progetto sarà un successo solo se il GROM sarà documentato a dovere.
Mentre fervono i preparativi, Enrik, Capitano del Galten, molla gli ormeggi alla volta del relitto; la giornata è bellissima e siamo tutti concentrati su quello che ci attende. Il primo team sarà quello degli scandinavi con l'aggiunta di JJ. Arrivati sul sito dobbiamo per prima cosa fissare il punto di immersione; abbiamo un capitano esperto e dopo qualche minuto la shoot line è in acqua. Sorrido mentre guardo Anders, il secondo di bordo, che si accinge al lancio; come peso per tenere la shoot line ha mezzo metro di binario ferroviario del peso di qualche decina di kg... e penso subito a Mario, con un vero e proprio culto del relitto, che si accontenta in genere di qualche kg pur di non fare danni allo stesso.
La superficie del mare sembra immobile ma è soltanto un’impressione; la corrente di marea fa faticare non poco il Galten a mantenere la posizione. Mettere in acqua 7 subacquei, di cui 3 con rebreather, con 4 stages e 1 scooter a testa, oltre a 2 telecamere e 2 fari MHI 200 w non è proprio una cosa da 5’, per quanto tutto possa essere già pronto e predisposto e ci siano altre 6 persone a dare assistenza.
Il capitano si porta almeno mezzo km sopra corrente ma per quando sono tutti pronti a lasciare la drift line attaccata alla barca, il pedagno è già ad una cinquantina di metri di distanza. Il Surface Manager (Mario per oggi) segnala al team in acqua di staccarsi in fretta e raggiungere il punto di immersione; tutti, tranne Per e Lotta, riescono nell'intento dopo almeno 10’ di scooter controcorrente. Assistiti dal gommone, vengono trainati verso il punto di immersione; i cinque già sul pedagno, nel frattempo, faticano non poco a mantenere la posizione. Intanto Mario si è consultato con il capitano ed entrambi decidono di abortire il tentativo e far rientrare la squadra a bordo... non è il modo migliore di iniziare una missione a 100 m su un relitto inesplorato. Si mette in moto la squadra di supporto e in una ventina di minuti sono tutti a bordo a rifocillarsi e a ridiscutere le modalità operative.


 
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