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L'importanza delle tappe fonde PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Settembre 2009 13:10
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L'importanza delle tappe fonde
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testo di R. Pyle

Prima di cominciare voglio chiarire una cosa: io studio i pesci, sono un ittiologo. Per l'intento di quest’articolo, questo significa due cose: ho passato un sacco di tempo sott'acqua e, anche se sono un biologo e di fisiologia animale ne so abbastanza, non sono un esperto di fisiologia della decompressione. Tenete presente queste due cose quando leggerete quanto ho da dirvi. Prima che nascesse il concetto di "immersione tecnica", facevo più immersioni tra i 50 e i 70 metri di quante riesca a ricordare. Grazie alla notevole quantità d'immersioni fatte ho casualmente notato alcune costanti; frequentemente dopo queste immersioni accusavo una certa fatica e malessere. Era chiaro che questi sintomi post-immersione avevano più a che fare con l'accumulo di gas inerte che con l'affaticamento muscolare o l'esposizione termica, visto che i sintomi erano più forti dopo aver passato meno di un'ora in acqua a 50 m piuttosto che dopo 4 o 6 ore in acque meno profonde. Il fatto più interessante è che questi sintomi non erano eccessivamente gravi; a volte era difficile persino rendersene conto, a volte ero così stanco ed assonnato dopo un'immersione, che avevo difficoltà a rimanere sveglio guidando verso casa.

Ho provato a correlare la gravità dei sintomi con una moltitudine di fattori, come l'ammontare dell'esposizione, la quantità di tempo supplementare passata alla tappa dei 3 m, la forza della corrente, la limpidezza dell'acqua, la temperatura, quanto avevo dormito la notte precedente, il livello di disidratazione .. fate voi, ma nessuno di questi fattori aveva a che fare col mio problema. Alla fine ci sono arrivato… pesci! sì, proprio loro, nelle immersioni in cui raccoglievo pesci non ero affaticato dopo le immersioni. Nelle immersioni dove non raccoglievo nulla i sintomi tendevano ad essere abbastanza forti. Ero stupito da quanto fosse forte la correlazione. Il problema tuttavia, era che non aveva proprio senso. Perché i sintomi avrebbero dovuto avere qualche relazione con il raccogliere pesci? In effetti, mi sarei aspettato sintomi più pesanti, dopo aver raccolto pesci, a causa del maggior livello d’affaticamento sul fondo (non è sempre facile raccoglierli); ma c'era ancora una differenza. La maggior parte dei pesci ha un organo interno pieno di gas, chiamato vescica natatoria - fondamentalmente il GAV dei pesci. Se un pesce viene portato da 60 m, direttamente in superficie, la vescica si espande circa 7 volte il suo volume iniziale e comprime gli altri organi. Siccome voglio che i pesci raccolti arrivino in superficie vivi, devo fermarmi ad un certo punto della risalita e inserire  temporaneamente un ago ipodermico nella loro vescica, per far uscire il gas in eccesso. Generalmente, la profondità a cui dovevo farlo era molto più profonda della mia prima tappa di deco. Per esempio, in un'immersione tipo a 60 m, la mia prima tappa di deco sarebbe più o meno intorno ai 18 m, ma la profondità cui fermarmi per i pesci è circa a 40 m. Così nelle immersioni in cui raccoglievo pesci il mio profilo includeva una tappa di 2-3 minuti, molto più fonda della mia prima tappa "obbligatoria". Sfortunatamente neppure questo aveva senso. Quando si pensa solo in termini di tensione del gas dissolto nel sangue e nei tessuti (come virtualmente fanno tutti gli algoritmi in uso al momento), ci si aspetterebbe più problemi di decompressione aggiungendo tappe profonde a causa del maggior tempo passato in profondità.Io sono uno di quelli che crede di più a quel che succede nel mondo reale piuttosto che a quanto dovrebbe accadere in teoria. Così, ho deciso di aggiungere delle tappe fonde in tutte le mie immersioni con decompressione, a prescindere dalla raccolta di pesci o meno.



 
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